Tea: La Seconda Bevanda più Consumata al Mondo.

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Che dire della bevanda più consumata in tutto il mondo che non sia già stato detto (dopo l’acqua naturalmente)?

Gli amanti del tè sanno che ce ne sono ben millecinquecento tipi differenti, ma non molti sanno che tutte le varietà in commercio provengono dalla medesima pianta. Le differenze nascono dal luogo di produzione, dal metodo di lavorazione (nero o fermentato, verde o non fermentato e Oolong o semifermentato), dalle miscele ed infine dall’aggiunta di fiori o di spezie all’infuso.

loose_black_tea_nxtjNome proprio: Camellia Sinensis. Allo stato selvatico raggiungerebbe i nove metri d’altezza e fiorirebbe di mille boccioli bianchi simili alla rosa canina. Mani femminili esperte raccolgono le gemme e le due foglie apicali, che vengono essiccate e poi messe in fusione nell’acqua calda creando una bevanda preziosa e aromatica. In Cina si chiama t’e – tay -, in Giappone ch’a – char – e in tutto il mondo tea con le dovute traduzioni.

Intorno al tè c’è un mondo parallelo fatto di cerimonie, tradizioni e manie. Ci sono perfino assaggiatori esperti, che come in un taste-vin, ne studiano il colore, la trasparenza, il profumo, il gusto e alla fine si deliziano di quel bouquet che l’infuso lascia nel palato e nell’anima. “Voglio che tu beva il mio tè. Sentirai, il profumo ti arriverà all’anima.” scriveva Gabriele D’Annunzio ne “Il piacere”. E non è l’unico nel mondo dell’arte ad ispirarsi alla preziosa bevanda. Gershwin compose la famosa melodia “Tea for two”, Ravel il balletto “Five o’clock”, in cui deliziose ragazze danzano intorno ad un tavolo offrendo tè agli amici. Zeffirelli diresse il film “Un tè con Mussolini”, e Bertolucci “Il tè nel deserto”; Dostoevskij la citò ben 90 volte nel romanzo “I demoni”, e Tolstoj 72 ne “La morte di Ivan Ilic”. Anche di famosi personaggi storici si tramanda l’amore per questa bevanda: il navigatore ed esploratore inglese James Cook pare portasse sempre con sé un cuoco cinese pronto a servirgli il tè con le dovute cerimonie; Darwin ebbe una crisi isterica durante l’esplorazione delle Galapagos perché gli era stata tenuta nascosta la scorta del tè. Della Regina Vittoria si narra che fosse più benevola verso i suoi sudditi sorseggiando il “five o’clock tea” e lo Zar Nicola II, durante la guerra contro l’impero del Sol Levante, pare abbia detto: “Dobbiamo vincere presto, amo troppo quel tè!”. Mao Tse Tung rifiutava le medicine e prediligeva il tè per le sue proprietà terapeutiche, mentre Ghandi lo beveva zuccherato per riprendersi dai digiuni.

18-1418876510-greenteaaDiverse sono le leggende intorno alla nascita della bevanda. I cinesi, particolarmente poetici, raccontano che, in una giornata di vento mite, alcune foglie di tè caddero nella ciotola di acqua calda dell’imperatore Chen Nung sdraiato all’ombra di un arbusto. L’acqua si tinse di un delicato color ambra e sprigionò un delizioso profumo che spinse l’imperatore ad assaggiarlo. Il sapore era eccellente e lui si sentì subito energico e pronto a ripartire. Chen Nung aveva così inventato il tè.

Gli indiani, determinati quando si tratta di meditazione, sostengono che fu Bodhidarma, figlio del re delle Indie, a scoprirne le qualità. Si narra che, giunto in Cina, fece voto di meditare per sette anni di fila senza interruzione. Al quinto anno vacillò, raccolse alcune foglie, fino allora sconosciute, e succhiandole recuperò le forze necessarie per continuare la meditazione.

I giapponesi invece, particolarmente drammatici, sostengono che Bodhidarma addirittura lo creò. Dopo tre anni si addormentò e al suo risveglio, per penitenza, si tagliò le palpebre e le sotterrò. In quel punto spuntò una pianta di tè che si scoprì avere la dote di donare forza e determinazione.

I dervisci, tutti d’un pezzo, raccontano di un’antica usanza in cui si portava in processione il tè considerato raro e sacro. Un saggio un giorno disse: “versatevi acqua bollente!”. Lo impiccarono e lo inchiodarono per la sua insolenza, ma non prima che potesse tramandare la scoperta ai suoi discepoli.

Appurate dunque le qualità intrinseche del tè, nel seicento gli inglesi lo divulgarono in tutto il mondo e la Compagnia delle Indie ne possedeva il monopolio. Dato il largo consumo e il prezzo elevato per l’esosa tassa applicata, verso la fine del settecento, gli americani si ribellarono a questa egemonia e rovesciarono in mare i carichi di tè delle navi inglesi, in un episodio che passò alla storia come Boston Tea Party. Dopo la guerra di indipendenza costruirono veloci e leggeri vascelli per il suo commercio e li chiamarono Clipper, su cui venivano imbarcati capitani e ciurma scelti tra gli uomini di mare più audaci, alla stregua dei corsari che infestavano le acque delle coste in quel periodo. Ogni anno si disputava la regata del tè dalla Cina all’Inghilterra, seguita da tutta la popolazione con grande entusiasmo.

Oggi si commercia in tutto il mondo. Lo si beve nei paesi anglosassoni, dove la tradizione lo vuole servito con una “nuvola” di latte, in India lo si preferisce aromatizzato con spezie e chiodi di garofano ed in Cina lo si prende trasparente come il cristallo e profumato di petali di rosa, gelsomino o crisantemo. Nei paesi arabi si beve tè alla menta e fa parte dei cerimoniali nella compravendita, nel Tibet si mischia col burro, in occidente si aromatizza col limone e in Russia si addolcisce con un cucchiaino di marmellata.

55acfd26e6813Ma la patria del tè era ed è rimasta il Giappone. Cha-no-yu, acqua calda del tè, è il nome del mistico e simbolico cerimoniale che dura dalle tre alle quattro ore seguendo dettami ben precisi: si consuma un leggero pasto, si esce dalla stanza della cerimonia, si sciacquano mani e labbra con acqua pura e al suono del gong e si rientra attraversando una bassa soglia che impone un atteggiamento di umiltà. Ci s’inchina ad una pergamena con disegni floreali, ci si dispone lungo la parete est e si attende il maestro che entrerà da un’altra porta. Un raffinato contenitore del tè è custodito in un sacchetto di seta ed un prezioso mestolo di bambù servirà per versarlo nella coppa, che verrà offerta al primo ospite col disegno più bello rivolto verso di lui. L’ospite la riceverà con la mano destra, la farà ruotare in senso orario con la sinistra, sorseggerà il tè, asciugherà la coppa con un telo bianco, la ruoterà ancora in senso orario e la passerà all’ospite successivo.

Per concludere, interesserà sapere che al giorno d’oggi si stanno aprendo svariate sale da tè dove si possono assaporare pregiati infusi in compagnia di amici, musica e poesia, proprio come nell’ottocento, dove in quei luoghi accadevano veri e propri party, a volte danzanti, ben diversi da quel famoso Boston Tea Part

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