Andrea Bocelli: Vero Mito o Bluff?

BO 2011-08-04 NEW YORK

Un tenore nel mirino della critica è senz’altro Andrea Bocelli, il quale costituisce un vero e proprio caso a sé.

Salito alla ribalta come cantante pop, vincitore di un discusso Festival di Sanremo, con alle spalle la potente casa discografica Sugar e un agente spregiudicato (Michele Torpedine), Bocelli riuscì a imporsi come interprete di punta del cosiddetto cross-over, cioè del mix tra il canto leggero e quello lirico, impostato: un genere che tutti reputano nuovo ma che ha illustri precedenti in Caruso , Gigli , Del Monaco, Anna Moffo e l’ultimo Pavarotti.

SanRemo 1995
SanRemo 1995

Dopo i primi successi , Bocelli ha voluto intraprendere la più impervia strada del tenore lirico, debuttando in teatro prima nel Macbeth (Lucca), poi in Bohème (Cagliari), Amico Fritz (Verona), Werther (Dallas, Bologna), Butterfly e Tosca (Torre del Lago, Lucca), imprese salutate con simpatia ma anche con durissime critiche da parte degli oltranzisti. Si rimprovera a Bocelli la voce piccola, poco udibile senza l’ausilio del microfono, non sostenuta da una tecnica adeguata.

Nel novembre del 1999 il sovrintendente dell’Opera di Nizza, Giancarlo Del Monaco, figlio del celebre tenore Mario, annullò due importanti contratti stipulati con Bocelli (Amico Fritz di Mascagni e Luisa Miller di Verdi) definendolo “inadatto” a sostenere opere di repertorio come tenore lirico. La critica americana stroncò sanguinosamente il suo Werther ma Bocelli riesce a diventare un mito mondiale, cantando per il Papa, per i   presidenti  Bush  e  Obama,  per ogni tipo di convention, rete televisiva, vendendo milioni di dischi e continuando ad alternare canzoni pop a romanze, ora in coppia con Céline Dion, ora accompagnato da Zubin Mehta e Lorin Maazel, pronti a giurare sulla sua valenza straordinaria come tenore.

Chi è dunque Bocelli? Vero mito o bluff? Non è certo la voce per Mario Cavaradossi, Radames, Calaf né per Manrico in teatro, ma questi ruoli in disco vengono affrontati con gusto e con lodevole impegno. Bocelli ha il merito di interessare al Melodramma una fascia di pubblico che non si porrebbe nemmeno lontana mente l’idea di entrare in un Teatro e di portare in Tv, oltre che sé stesso, anche il genere che ama e che vorrebbe maggiormente diffuso. Non è poco in un periodo che vede l’Opera gravemente ghettizzata, soprattutto nel nostro paese. (Enrico Stinchelli)

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