James Dean: 85 Anni fa Nasceva un Mito.

James Dean legge As I Lay Dying by William Faulkner

cbcea4feffdfe2d904d63d229c6ab17eNon sempre si nasce belli. Qualche volta lo si diventa. È successo a James Byron Dean, nato l’8 febbraio del 1931 a Marion, Indiana Midwest, che, nelle foto dei suoi sedici anni, ci appare con occhiali spessi e fisico tozzo, mentre tenta con il baseball, il football e la pallacanestro una difficile affermazione di sé. James Dean diventa bello e impossibile grazie al cinema. E soprattutto grazie a un film, Gioventù bruciata ‒ il titolo originale, mai così bello e azzeccato, è Rebel without a cause ‒, che lo consacrerà nel mondo intero. Via gli occhiali, sullo schermo lo sguardo miope diventa irresistibile e il fisico tirato e teso nello sforzo di definire espressivamente l’atteggiamento di uno a cui non importa niente di quello che gli succede intorno. Ed ecco che nasce un mito. Il mito della bellezza e della ribellione. La forza, l’arte, il genio, e quindi la bellezza di James Dean sono in quell’atteggiamento, definito in maniera esatta dallo sguardo obliquo che sapientemente esibiva in ogni occasione: esistere senza spiegazioni e soprattutto senza essere compreso, restare un mistero, il magnifico mistero che tutti noi vorremmo essere per gli altri.4eb78e5a9f30077867f7d8c6d74abdd3

James Dean faceva dell’immedesimazione con i personaggi una religione, ma la sua capacità non era solo quella di assomigliare a chi interpretava ma di riuscire a confondersi con loro diventandone parte.

339928ca9e9a8918aa2018ebc6f0a6c5Tra le tante doti di quel ragazzo spiccava quella dell’antipatia, nel suo caso esaltata anche dall’impertinenza di chi rischia tutto. Era capriccioso e provocatore, oltre che un perfezionista. Ancora Kazan racconta di lui: “La gente diceva che Jimmy era come Brando. Non è affatto vero, non gli assomigliava per niente. Era meno duttile di lui. Era soltanto una persona profondamente vulnerabile; e tutto quello che avrebbero voluto fare ragazze ragazzi e tutti quelli che lo conoscevano era abbracciarlo stretto e proteggerlo”.Infatti, così era James Dean nei suoi film: fragile e vulnerabile. Ed è esattamente quello che vorremmo essere tutti noi: vulnerabili per poter essere abbracciati e protetti. Ma non ne siamo capaci, o non ne abbiamo il coraggio. Lui era lì a farlo al posto nostro, in continuazione e in maniera provocatoria, a volte quasi con arroganza, addirittura senza paura di urlarlo.

“Quando corro è l’unico momento in cui mi sento me stesso”

 

 

James Dean and his PorscheJames Dean morì il 30 settembre del 1955 alla guida della  Porsche 55 Spyder acquistata per partecipare alla corsa automobilistica di Salinas. Aveva appena ultimato le riprese del suo terzo ed ultimo film, Il gigante, diretto da George Stevens. “Quando corro è l’unico momento in cui mi sento me stesso”

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