Kinbaku: la Seducente Arte del Bondage Giapponese.

kinbaku

Bondage, shibari, kinbaku…di che cosa stiamo parlando?

Bondage è una parola inglese che significa “schiavitù” e, sebbene per l’opinione comune sia un termine abbastanza conosciuto, in realtà è una parola che raggruppa un insieme di tecniche molto più vasto di quello che si pensa comunemente e che può fare uso, oltre che di corde, anche di manette, manufatti in pelle, pvc, eccetera; il bondage come spesso si intende in italiano viene in inglese più specificatamente indicato con “rope bondage”, bondage con le corde.

shibariSemplificando, possiamo identificare due stili nel bondage con le corde: il bondage americano o Western bondage e il bondage giapponese o shibari.

Kinbaku è invece un termine più recente la cui prima occorrenza scritta è in una rivista giapponese nel 1952. Esso significa “legare stretto”; “kin” significa infatti “stretto, deciso, stabile” e “baku” è un’altra lettura del kanji che può essere letto anche “shiba” (come in 縛り,shibari). Secondo alcuni maestri non esiste differenza tra shibari e kinbaku; secondo altri invece “shibari” sarebbe semplicemente realizzare delle legature in stile giapponese, mentre “kinbaku” farebbe riferimento al legare ma con in più la profonda connessione emotiva e tutti gli aspetti relazionali che si vengono a creare tra chi lega e chi è legato.

Una pratica “hot” in voga in Italia tanto da vedere il proliferare di corsi e workshop, oltre all’aumento del numero di appassionati.Kimbako book

Il bondage comporta comunque rischi che possono essere anche gravi se  viene affrontata in modo irresponsabile, senza preparazione e conoscenza e senza aver preso una serie di misure di sicurezza. Ma non è di per sé più rischiosa di tante altre che vengono affrontate quotidianamente. La violenza dovrebbe essere eliminata per il fatto che la pratica avviene tra adulti consenzienti e consapevoli delle difficoltà e dei potenziali rischi. Chi ama il bondage deve cercare innanzitutto di conoscere bene i propri limiti e quelli dell’altra persona, perché lo scopo è sempre e comunque fare in modo che l’esperienza vissuta, anche se impegnativa dal punto di vista  fisico, sia fonte di appagamento emotivo e porti per entrambi ad un livello di benessere psico-fisico maggiore.

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