Erté: le Sue “Creature” Sono ciò che Indossano.

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Romain de Tirtoff nasce a San Pietroburgo nel 1892 in una Russia fortemente zarista. Il padre, ammiraglio nella flotta russa mai avrebbe voluto per il figlio una carriera da artista ma non avrebbe potuto immaginare che lo stesso sarebbe diventato uno dei briosi fiori dell’Art Deco ed affermato maestro di moda. Romain iniziò il suo sodalizio con il panorama parigino a 19 anni divenendo noto con lo pseudonimo “Erté”, dalla pronuncia francese delle sue iniziali.at-the-theatre-symphony-in-black1

 

Esordisce come stilista, disegnatore di abiti di moda, si avvicina al teatro e al cinema reinventando raffinati costumi di scena, come quelli per Marion Davies, scene e sipari e collabora con riviste importantissime soprattutto con Harper’s Bazaar, per il quale durante il periodo 1915-1937 realizza ben 200 copertine, ma anche con i rinomati Cosmopolitan e Vogue. Le sue leggiadre figurine di moda sono memorabili perchè fondono la sinuosità e le volute floreali classiche dell’Art Nouveau, lo stile decorativo e vitale che sboccia nei Roaring Twenties, con la semplificazione formale della linea che ambisce ad essere essenziale, regolare, pura geometria.maxresdefault (1)

 

Il tutto è poi condito dal fascino,da sempre irresistibile per gli europei, di motivi esotici e orientaleggianti. Si scolpirà nella sua mente e sarà alimento del suo immaginario la scoperta della tomba di Tutankhamen nella Valle dei Re: echi si posso scorgere in alcune figure femminili tratteggiate di profilo e nel gusto egittizzante della raffigurazione. Seguendo la tendenza dell’Art Nouveau a rispecchiarsi nella produzione industriale pregiata e a farsi design per pochi eletti, Erté dà vita a pezzi unici: crea dei gioielli (pendenti, orecchini, spille preziose) e porta alla tridimensionalità alcuni dei suoi disegni. Dai suoi gouaches, dipinti a guazzo, tipo di colore a tempera reso più opaco e luminoso tramite l’aggiunta di un pigmento bianco mischiato con gomma arabica, passa a realizzare eleganti e voluttuose sculture che hanno la grazia e il narcisismo di donne in carne ed ossa eppure ricordano in modo spiazzante dei manichini. Il segreto dell’essere donna, la poesia delle movenze e dei gesti singolari sono combinati alla stereo-tipizzazione dei tratti del volto, le fattezze sembrano maschere da “Muse inquietanti”.

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Il mondo dell’arte bacia il mondo della moda: ecco che i lineamenti diventano riferenti di un modello, si spersonalizzano; la donna diventa un‘esile libellula entusiasta di sfilare su una passerella. Ciò nonostante l’aspirazione dell’artista accoglie mille voci, attinge a piene mani da una miniera di spunti e culture diverse, in cui non esistono rivendicazioni patriottiche ma il piacere della commistione e della bellezza. I costumi, gli ornamenti e le stoffe, gli accessori e il trucco, ogni cosa è perfettamente integrata, ragionata e credibile. Nell’ “Arte Bizantina” si materializza una silhoutte arcana dal portamento e la regalità di un’imperatrice, “Elena di Troia” scherza con cupido in una raffigurazione, in “Dalila e Sansone” la prima tiene le catene del gigante piegato e umiliato per aver ceduto alle lusinghe della bellezza, fatto vittima della furbizia della filistea.il_fullxfull.205064079

 

Interessanti le serie dell’ “Alfabeto” e dei “numeri” nelle quali l’andamento delle linee curve, le rette, gli angoli si fanno pretesto per delineare figure umane in vari atteggiamenti, abbracci tra amanti e numeri acrobatici come avviene per il numero “4”. Le lettere diventano richiami erotici (“B” e “L”) ammaglianti etere, fantasie serpentine, arabe fenici (“F”). Le eclettiche fantasie di Erté sono giochi circensi, piacevoli diversivi che ci permettono di restare in stand by ad ammirare un’idea di bellezza iridescente, atipica, ambigua nel suo essere sfuggente ed autoreferenziale, una sorta di vanità per la vanità: un bellissimo vestito che non ha bisogno di essere indossato per lasciare tutti a bocca aperta.alphabet-l

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