Robert Doisneau: “Le Merveilleux Quotidien” 80 Fotografie Originali in Mostra a Monza

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Non solo il Bacio dell’Hotel de Ville, la mostra ripercorre i primi 44 anni di vita del fotografo francese.

robert-doisneau-autoportrait-au-rolleiflex-1947-©-atelier-robert-doisneauAll’Arengario di Monza è stata appena inaugurata la mostra Robert Doisneau.

Le merveilleux quotidien (fino al 3 luglio 2016):  si tratta di 80 fotografie originali che ripercorrono i primi 44 anni della carriera del fotografo francese, conosciuto soprattutto per “Il bacio dell’Hotel de Ville”.

Si parte dalla sua prima foto, “I sampietrini”, realizzata a 17 anni e si arriva agli inizi degli anni Settanta. Il primo scatto è “inanimato”, il fotografo è giovane, non ha ancora il coraggio di ritrarre le persone.  Poi il suo gusto per il “reportage umanistico” ha il sopravvento: l’uomo diventa il protagonista di ogni sua immagine.02_linformazione_scolastica

La sua abilità sta infatti nel “rubare” istanti, nel mostrare fatti quotidiani: bambini, studenti, operai, incontri, coppie, scene di ballo, ma soprattutto sguardi. Intensi, malinconici, felici: molte le foto che hanno come soggetto qualcuno sorpreso a guardare altrove: qualcuno, oltre all’obiettivo del fotografo, sta guardando qualcuno o qualcosa che accade in quel preciso istante. E il background di quasi tutte le sue immagini è la romantica Parigi, città magica che proprio in quegli anni era un luogo speciale, un crocevia di incontro per intellettuali e artisti.26

Ma tornando al famoso “Bacio”: la foto fu realizzata nell’aprile del 1950 e fu pubblicata lo stesso anno sulla rivista Life. E’ solo all’inizio degli anni ’80 che diventa un’icona e la si trova da allora ovunque, su cartoline, calendari, poster. E’ diventata il simbolo dell’amore romantico a Parigi. E della foto “rubata”, dell’attimo fugace colto da un obiettivo attento. In realtà era stata commissionata, proprio da Life. Doisneau quel giorno chiese a una studentessa e al suo ragazzo di posare per lui, accompagnandoli in un tour di Parigi. «I protagonisti si amavano veramente», dirà poi Doisneau. «Per questo la foto risulta naturale».

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Il percorso della mostra è arricchito da citazioni del fotografo e da un video con la sua voce narrante che descrive episodi della sua vita, incontri importanti. E’ una specie di dietro le quinte ironico e compiaciuto della sua opera. La fotografia è stata del resto la sua vita. Racconta Francine, la figlia maggiore: «Le sue foto invadevano la casa, il bagno è stato per tanti anni il suo laboratorio, costantemente avvolto nell’odore di iposolfito..». Non si separava mai dalla sua Rolleiflex e il suo clic a ripetizione è stato la colonna sonora della sua intera esistenza. Ne rimane un archivio di ben 450.000 negativi ora custodito e gestito dalle figlie.Pont-dIéna-1945

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