Pierre Balmain: una Vita come una Fiaba, Sedotto dal Lusso.

Pierre Balmain, 1956 Pierre Balmain, 1956

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Pierre Balmain: uno dei più grandi sarti del secolo, il designer che immaginava un abito costruito e che la moda fosse l’architettura del movimento. Ascese alla gloria, rifiutando i compromessi, la salì e la scese. Desiderava il lusso e lo disegnò. Era un entusiasta, un altezzoso e un ostinato che amò i ricchi, come pure i poveri. Unì l’essenzialità all’eleganza, senza mezze misure, inventò lo stile “Jolie Madame”. Da bambino faceva bambole di cartone e da grande amò la mondanità, lui che veniva da un paesino di montagna dell’Alta Savoia.

Vestì principesse e regine, creò per Juliette Greco il primo attillatissimo abito nero dell’esistenzialismo, e un vestito castigato per Brigitte Bardot che doveva andare a Londra ed incontrare la regina Elisabetta, ma lei non era d’accordo, non volendo nascondere il suo seno, ma lui sapeva che l’etichetta di corte non permetteva certe libertà.

Janine Holland e Pierre Balmain 1951
Janine Holland e Pierre Balmain 1951

Disegnò abiti per il cinema:  per Vivien Leigh, Mae West, Katharine Hepburn, che ne “La miliardaria” interpretava la donna più elegante del mondo. Amava il ballo e le donne alte ma con i piedi piccoli. Le volpi bianche adorate da Marlene Dietrich, sua cliente. Era un ragazzo di provincia, sedotto dalla celebrità, con il gusto della teatralità, sempre presente alle prime della Scala, a cui donava i fiori per i palchi.

Pierre nasce alle otto del mattino, il 18 maggio 1914 di lunedì, a Saint-Jean-de-Maurienne, un piccolo paese di montagna, vicino a Aix-les-Bains. Sua madre, Françoise Ballinari, assieme alle sorelle gestiva le Galeries Parisiennes, un negozio di moda e quando incontra Maurice Balmain, erede di una fabbrica di tessuti, è subito amore. La futura suocera osteggia il matrimonio, ma Maurice non cambia idea. Le due famiglie sono molto differenti: i Ballinari hanno viaggiato, i Balmain non si sono mai mossi dal paese e fanno il bucato solo due volte l’anno.

Nel maggio 1921, a soli 37 anni, il signor Balmain muore per euremia e Pierre dopo i funerali appunta: «Per la prima volta ebbi la sensazione di essere diverso dagli altri, non avevo più il papà». Lui ha solo sette anni, la fortuna di famiglia non c’è più, e quindi bisogna arrangiarsi. Pieere gioca con le bambole, le veste e s’immagina per loro una carriera teatrale. Poi scopre una cesta di costumi e con i suoi amici si improvvisa attore. «Giocavamo a fare gli aristocratici ». Alla madre viene consigliato per problemi di salute di fare una vita all’aria aperta, di sciare e giocare a tennis. È ancora una bella donna ed attira l’attenzione: perché fare la vedova?

Pierre Balmain 1950
Pierre Balmain 1950

Nel 1925 ha 11 anni e vince una borsa di studio a Chambery, dove fa amicizie. Intanto a Saint-Jean incontra la figlia di Madame Premet, che sta avendo successo nella moda. La ragazza gli parla di un mondo pieno di glamour.  Era quello che Pierre ha sempre desiderato: una società elegante, lontana dalla provincia, dalle ristrettezze economiche.

Così si mette a studiare il mondo dell’alta moda; frequenta i party di Paul Poiret, ma chi trova affascinante è Monsieur Doucet. La madre lo vorrebbe medico in marina ma lui sceglie architettura a Parigi, frequenta uno studio, ma non gli va di fare il ragazzo di bottega e lascia. Era certo che un giorno avrebbe avuto anche lui lo chauffeur e nell’attesa vive in un alloggio della città universitaria, si interessa al teatro, va agli spettacoli di Mistinguett.

A fine anno, dispiaciuta, la madre lo vuol far tornare a casa perché non riesce più a mantenerlo a Parigi: lei crede ancora che Pierre studi architettura, lui non le ha mai detto che ha smesso e che ora disegna abiti.

Pierre Balmain show, 1965
Pierre Balmain show, 1965

Rimane però un altro mese e viene ricevuto da Piguet che gli compra tre schizzi per 90 franchi. «Era la prima volta che venivo pagato, l’idea mi entusiasmò».  Con 54 franchi compra un profumo Guerlain che manda alla madre con la nota: «Sei contro una carriera che mi permette di mandarti questo regalo». Poi riprova con altri: Lanvin non lo riceve, Lelong invece sì, ma gli comunica di non avere nulla per lui. Il terzo è Edward Molyneux, che osserva i suoi disegni, gli dice che non lo interessano, ma di tornare dopo una settimana. La volta dopo gli fa una proposta: «Continui a studiare e venga qui a lavorare nel pomeriggio. Tra un mese le dirò cosa deve scegliere». Lì impara una lezione: l’architettura dell’abito è tutto, non bisogna aggiungere, ma cercare l’essenziale.

Bettina indossa un abito di Pierre Balmain, foto di Henry Clarke, 1949
Bettina indossa un abito di Pierre Balmain, foto di Henry Clarke, 1949

Il sarto è uno scrittore e deve saper dire tutto in poche parole. Alla fine del mese Molyneux lo chiama: «Rinunci agli studi». Quando Pierre lo dice alla madre lei arriva a Parigi infuriata: «Il couturier non è carriera per te». Alle fine però si lascia convincere. Nel ’36 viene chiamato per il servizio militare, va in aeronautica vicino a Lione, e da lì continua a mandare disegni. Quando torna vuole più responsabilità. «Ero ambizioso, pieno di voglia di fare». Si licenzia, ribussa da Lelong, che questa volta lo prende. Ma Pierre non è contento: Lelong non è un creatore, è più commerciale, e lui non si trova con gli altri disegnatori. Se ne va dopo pochi mesi. Nel luglio ’39 apre una piccola boutique ad Aix-les- Bains, località frequentata dagli inglesi. Ma la Germania invade la Polonia e scoppia la guerra. Lo richiamano alle armi, nei Pirenei, vicino a casa.

Pierre Balmain, 1948
Pierre Balmain, 1948

Nel ’41 Lelong gli telefona da Chamonix: lo rivuole a Parigi, ha licenziato i vecchi disegnatori, i responsabili delle collezioni saranno solo lui e Dior. Balmain accetta, tra i due nasce un’amicizia, Parigi è occupata dai tedeschi, Dior, che è più vecchio, lo inizia all’etichetta dell’alta società. Pierre conosce la scrittrice Gertrude Stein che va in vacanza vicino ad Aix e ne diventa amico.

1956 Pierre Balmain
1956 Pierre Balmain

I rapporti con Lelong vanno meglio, ma non sono ideali, lo scontro avviene quando Balmain disegna un vestito di crêpe nero, colore che Lelong non vuole. Dior, più diplomatico, lo aiuta a far passare l’abito, che sfila con il nome di “petit profit” e viene venduto in 360 esemplari.

Balmain e Dior pensano di aprire un atelier insieme, ma alla Liberazione è il primo che trova un salone in rue François I, in un edificio lasciato libero dai nazisti. Dior gli regala un set di penne e matite: «Sono di Cartier».

Pierre Balmain spring - summer 1983
Pierre Balmain spring – summer 1983

L’inizio è difficile. Balmain non ha soldi e il governo francese vuole requisire il suo appartamento, la madre lo aiuta, vendendo quello che ha, anche l’anello di fidanzamento. Il posto è piccolo, il suo ufficio è in bagno, sulla vasca c’è un’asse che funziona da tavolo. Si lavora, si dorme per terra, si beve molto caffè. L’apertura è prevista per il 12 ottobre ’45. Peccato che Madame Grès, molto più famosa, abbia deciso di sfilare nello stesso giorno. Così lui la chiama: «Sono un debuttante, non ho soldi e ho già mandato gli inviti. Non può spostare la sua data?». E Madame: «Sicuro». Ma c’è un altro problema. La mattina della sfilata arriva la polizia, ha tre giorni per lasciare la casa, lui caccia gli agenti. L’ordine sarà poi revocato. Gertrude Stein porta Cecil Beaton. I modelli sono solo 45, ma hanno successo. Lusso e semplicità, più un tocco esotico. Kimono, perle con agnello persiano, tagliato a lembi da una pelliccia della madre. L’abito più costoso (120 franchi) è un vestito da sera di broccato bianco. Tutta Parigi parla di Balmain, che può contare su una sola figura professionale, Mademoiselle Renée, che ha già lavorato da Molyneux. Ma tra i suoi clienti ha la duchessa di Kent, l’attrice Simone Simon che veste in esclusiva, e altre celebrità e nobiltà. Helena Rubinstein lo invita a sfilare in America per il lancio del suo nuovo make up. È la gloria, il bel mondo, viaggi e privilegi, Cannes, Australia, America e, tramite la signora Warner, moglie del produttore, anche Hollywood.

Al ritorno dagli Usa decide per una collezione che richiama il ’25: gonne corte, giacchette stile cardigan, cappelli a cloche. Nulla sotto il ginocchio, nemmeno l’abito da sposa. «Una catastrofe». Però Balmain ha forza e idee per recuperare, veste Grace Kelly, Édith Piaf canta per lui. Ha un nuovo socio e compagno, Erik Mortensen.

Balmain e il suo compagno Erik Mortensen
Pierre e il suo compagno, il designer danese Erik Mortensen , che ha lavorato per Balmain dal 1948 al 1991. Quando Pierre Balmain è morto nel 1982, Erik Mortensen ne ha assunto la direzione come capo progettista della Maison. Mortensen è morto nel 1998 all’età di 72 .

Nel ’57 a Montecatini muore Dior, dopo una partita a canasta in albergo. Ma il lutto più grave è un altro: la perdita della madre in un incidente d’auto. Per Pierre è un brutto colpo e si butta sul cinema. È il costumista di “Tenera è la notte”, con Jennifer Jones. Viaggia in Asia, diventa amico del re di Thailandia, cura il guardaroba della regina Sirikit. Prende una casa a Croissy-sur-Seine, e scopre l’isola d’Elba, dove si fa costruire una casa futurista con piscina. Ma senza l’aiuto della madre, l’unica a cui dava un po’ ascolto, alla vigilia del trentesimo anniversario della Maison, arriva il tracollo finanziario.

Evening dress, 1957
Evening dress, 1957

Orgoglioso, vende tutte le sue proprietà, e impegna il capitale personale. Scrive a un amico: “Non sono più che un antico ricco”. Ha ancora il tempo di offrire un lavoro a un giovane Karl Lagerfeld.

Karl Lagerfeld
Karl Lagerfeld

Muore nell’82 all’Ospedale americano.

È Hubert de Givenchy a leggere l’addio nella chiesa di Saint-Pierrede- Chaillot, davanti alla bara bianca. Parigi saluta così un suo grande protagonista. Sincero nella sua autobiografia “My Years and Seasons”. «Sono irascibile e impaziente, ma ho sbagliato a chiudere le porte alla direttrice di “Harper’s Bazaar” perché non si è degnata di essere presente a una mia collezione».

Poi le parole più belle. «Siamo artigiani con un dono speciale per il bello». Aveva trovato il lusso della semplicità anche nelle parole.

Olivier Rousteing, direttore creativo di Balmain, 2016
Olivier Rousteing, direttore creativo di Balmain, 2016

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Balmain Estate 2015
Balmain Estate 2015
Olivier Rousteing per Balmain
Olivier Rousteing per Balmain
Olivier Rousteing per Balmain
Olivier Rousteing per Balmain

 

Balmain-2016-Fall-Winter-Mens-Collection
Balmain-2016-Fall-Winter-Mens-Collection
Balmain Homme Estate2016
Balmain Homme Estate2016

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