Enrico Coveri: Un 38enne che Aveva Raggiunto Tutto.

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Enrico Coveri era lo stilista dei colori, delle paillettes, dei fiocchi, dei volants, della trasgressione firmata e “gioiosa”, l’ enfant prodige della moda italiana.Coveri-con-ritratto

A 38 anni aveva raggiunto quasi tutto: soldi, palcoscenici, successo, in un crescendo frenetico di entusiasmo, lavoro, pubbliche relazioni e fatturati che forse gli ha abbreviato la vita. Era tornato dal Giappone, terra definitivamente conquistata nell’ 88 con un accordo commerciale da 100 milioni di dollari in sei anni. Da un po’ di tempo Coveri accusava dolori alle ossa, era pallido, dimagrito, stanco. Nulla di allarmante, però. Tanto più per uno come lui abituato a spendere ogni energia, a saltare da un aereo all’ altro, da un’ industria all’ altra, da una festa all’ altra.14

Era nato a prato nel 1952 lontano dai riflettori, dalle chiacchere di salotto, da quel mondo fastidioso, crudelmente competitivo e un po’ pazzo, come lo chiamava lui, della moda italiana. Non era fiorentino ma arrivava dalla cittadina delle fabbriche a gestione familiare, degli stracci, della laboriosità, della fantasia, non nei quartieri alti del capoluogo.

 Il padre fabbricava biciclette, lo zio materassi a molle, il fratello macchine per fare il caffè. Coveri ventenne, invece, aveva scelto di studiare scenografia.

Negli anni ‘ 70 Firenze era la capitale della raffinatezza, il cuore delle sfilate, il trampolino dei giovani. “A Firenze” – raccontava – “scrutavo come un ladro il folle via vai degli addetti ai lavori. Pur di entrare in quell’ universo, accettai di fare il modello, l’ unico ruolo a cui potevo aspirare per il momento.”

Fa allora il ballerino, la comparsa, nel ‘ 74 disegna la sua prima collezione per un’ azienda di maglieria. Nel ‘ 78 è già a Parigi, nel mondo del pret-a-porter femminile, nel ‘ 79 veste gli uomini, nell’ 82 veste i bambini sotto i quattordici anni, dall’ 83 si occupa anche dei neonati, nell’ 84 la ditta Coveri mette radici in Faubourg St. Honorè. Contemporaneamente l’ enfant prodige lancia il suo profumo, Paillettes. Un nome che sembra quasi il riassunto del suo approccio con la vita: gioia, luce, divertimento.

Andy Warhol fotografa Enrico Coveri, NewYork 1982
Andy Warhol fotografa Enrico Coveri, NewYork 1982

Le sue paillettes, i suoi lustrini abbaglianti, non sono pensati per donne fatali, gelide e snob: – La mia è una moda costruita con i materiali e con i colori, per gente che non ama il classico.

Tanto  Armani è stile, purezza, rigore, architettura, quanto Coveri gioca con la trasgressione, ironizza sulle forme, mescola i colori come un bambino lasciato solo in una stanza. Giallo, verde, rosso, due viola diversi, messi assieme d’ impeto. Disegni sempre vistosi, estroversi, irriverenti. Abiti, pellicce, capi sportivi, lingerie, orologi, quaderni, zainetti, anche mobili e oggetti d’ arredamento. Ormai la Coveri era impero.collezione-coveri_672

Che volete farci, sono un uomo prodotto – diceva Coveri, orgoglioso dell’ escalation. Venti miliardi di fatturato nell’ 80, oltre duecento oggi. Sede legale a Milano, direzione generale a Firenze, succursale a Parigi, vicino di casa, Christian Lacroix.5550313fffd25c684d536d91f6696fdd

Una produzione tutta affidata all’esterno, attraverso contratti di licenza con gruppi industriali. Sua madre Diana e sua sorella Silvana erano sempre con lui: erano il suo passato, le sue radici. Coveri se le portava dietro nei lunghi viaggi, nei momenti nevralgici e tesissimi delle sfilate parigine. E se non c’ erano loro, c’ erano sempre gli amici.4e6474dfe10e10d0b2142cc935680bd5

Tanti e sparsi nei Continenti. Marta Marzotto, Joan Collins, Stephanie di Monaco, Sofia d’ Asburgo, Elisabeth Taylor, Florinda Bolkan.

Loro lo adoravano, a volte lo perseguitavano, ridevano alle sue battute, accorrevano alle sue affollate feste sull’ Arno. Il mio sogno è di poter creare un oggetto senza doverlo firmare. In realtà per carattere, per professione, per frequentazione, Coveri era sempre preso di mira dai paparazzi, sempre inseguito dalla stampa specializzata, sempre pronto a raccontare.

“Era un ragazzo pieno di vita – ricorda Regina Schrecker –  pieno di vitalità. Era una delle poche persone del nostro ambiente che non provava invidia.” Perché Coveri parlava benissimo di Armani, ammirava Kenzo e Valentino. Ormai il successo l’ aveva raggiunto, e a modo suo, con i suoi colori, con i suoi costumi da bagno dorati, con le sue t-shirt tempestate di paillettes.801dd420e99ae4653338acabb3a1e19c

Da poche settimane era tornato dal Giappone, come ricordavamo,  dove era andato a curare una sfilata. Si sarebbe dovuto recare negli Stati Uniti per un altro tour de force. Era un po’ esaurito, dicono gli amici.

Quella sera era rimasto a casa, con la coppia di camerieri filippini e la madre Diana, una vecchia chiesa sconsacrata di rito scozzese in Lungarno Guicciardini, a due passi da Ponte Vecchio.  Una giornata tranquilla e di riposo.

Verso le 19, in salotto, il malore e la morte fulminea. La madre si è attaccata al telefono, ha chiamato un medico. Ma era ormai troppo tardi. Sono arrivati gli amici, la sorella, i suoi più stretti collaboratori. Poi un frate del convento di Santo Spirito gli ha impartito l’ estrema unzione.

Aveva soltanto 38 anni.enricocoveristory_290x43515

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