Tony Ward: Creatività Senza Limiti nelle sue Collezioni

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Una femminilità accattivante e curata in ogni minimo dettaglio, estremamente moderna, è questa la tendenza nata dall’estro creativo degli abiti di Tony Ward, avanguardistici tanto nelle lavorazioni quanto nel design.

Dilettandosi in armoniose e ben definite geometrie, lo stilista libanense amato dalle star, trae ispirazione dalla natura, che trova espressione in ogni sua creazione. Le linee si arricchiscono di ricami e dettagli floreali, rispettando lo stile bridal che è però rivisitato in chiave artistica.Tony-Ward-SS17-Couture-18

Un astrattismo sviluppato con notevole abilità sartoriale si evince dai preziosi corpetti, finemente decorati e perfettamente accostati a gonne dall’impalpabile leggerezza. Sfavillanti luccichii rifulgono e impreziosiscono tessuti come pizzo e seta donando ai modelli un effetto tridimensionale.

Gli abiti di Ward  si spingono ancora un po’ più in là, osano senza timore, condensano elementi senza tempo ad atri estremamente contemporanei, lavorazioni tattoo e trasparenze si fondono in un sensuale vedo-non vedo.

Con la sua linea di alta moda, veste decine di principesse arabe, fra le quali la figlia e la moglie di re Abdullah dell’Arabia Saudita. Trentotto anni e quattro figli dai 3 ai 15, il libanese Tony Ward nel mondo dell’alta moda ci è cresciuto («sono nato nell’atelier di famiglia, a Beirut, che lavora da 70 anni»).3ced6567eb54080fd8c9ab1ea7210ca1

Ora ha deciso di debuttare con il prêt à porter. Per la prima volta a Milano, Ward ha presentato ieri al Four Season la nuova collezione, fatta di giacchini sartoriali, abiti corti da cocktail confezionati con sete italiane e pizzi di Sangallo, e finiti a mano in Libano.
Da Beirut all’Europa. È stato difficile?
«Ho iniziato a disegnare a 18 anni per Lanvin con Claude Montana. Quindi sono andato a Parigi, dove ho lavorato nell’ufficio design di Dior, quando c’era Gianfranco Ferrè, e di Chloè quando c’era Karl Lagerfeld. Poi i miei clienti mediorentali e russi mi hanno detto: “Mettiti in proprio…”».
Detto fatto…
«Nel ’98 ho fondato il marchio e l’anno dopo sono tornato a Beirut, dove continuo a vivere, anche se in questo periodo vado spesso a Mosca, dove ho aperto un atelier, dato l’alto numero di clienti russi».Tony-Ward-SS17-Couture-20

Ci racconti delle principesse arabe…
«In Arabia Saudita ci sono migliaia di principesse, e io ne vesto molte. Le più in vista? La moglie e la figlia del re, la principessa Mona. Una settimana fa le ho consegnato un abito che doveva indossare a un matrimonio. Ancora prima di metterlo, si è accorta che mancavano almeno 15 centimetri di stoffa: in sartoria l’avevano confusa per un’altra principessa: con lo stesso nome ma con due taglie di meno. Si è concluso tutto con una risata, e con un abito di riserva».

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Com’è cambiata Beirut negli ultimi anni?
«Hanno ricostruito tutto, e stanno ancora ricostruendo. Quest’estate in Libano abbiamo avuto due milioni di turisti. Un ottimo traguardo se si conta che il Paese ha tre milioni di abitanti ed è grande come l’Emilia Romagna».
Lei è cristiano: com’è la situazione nel suo Paese?
«Noi cristiani siamo il 40 per cento, il resto sono musulmani, i problemi ci sono sempre, ma non solo in Libano. Noi stilisti, e in tutto il Paese siamo più di 130, abbiamo comunque sempre lavorato. Guardi, a Beirut, al contrario di quanto si creda si vive bene. C’è una qualità della vita alta. Siamo vicino al mare e alla montagna, siamo al centro di tutto: a tre ore di volo da Milano, da Mosca e da Riad. A Beirut prendiamo l’aereo, come voi qui prendete il taxi».
Ma dica la verità, a Beirut non stanno mica tutti bene?
«No, c’è tanta povertà. E anche da noi i ricchi stanno diventando sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri». (Intervista da “Il Giornale.it“)

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