PIERRE BERGE’: Addio al folle amore di Yves Saint Laurent

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A 86 anni, se n’è andato Pierre Bergè. Ha raggiunto l’amore della sua vita: Yves Saint Laurent. La notizia della morte del compagno storico del geniale stilista, nella villa di Saint Remy de Provence – per una miopiatia, che lo affliggeva da anni – è stata data dalla Fondazione che aveva creato. Imprenditore, collezionista d’arte e militante per i diritti degli omosessuali – impegnato in politica a fianco di Mitterand e Ségolène Royale – aveva fondato laYves Saint Laurent nel ’61. Amico dei grandi della letteratura – Albert Camus, Jean Giono e Jean Cocteau – amava dire: «Sono un artista mancato».

Nel 2001 ottenne lo stato di grande mecenate delle Arti e della Cultura, nel 2010 era entrato nell’azionariato del gruppo Le Monde. Tre anni fa, già malato, in un’intervista a Repubblica aveva confidato: «Se la Francia non approverà una legge a favore dell’eutanasia, me ne andrò. In Svizzera, dove ho già tutto pronto. Non vorrei mai ritrovarmi prigioniero del mio corpo, senza controllare più il mio destino».

Due film hanno ripercorso la loro storia, sfondo inevitabile della biografia di Yves Saint Laurent. Ma è in un lungo documentario – di oltre sei ore – della tivù francese che Pierre Bergè raccontò davvero la loro vita insieme. Una storia d’amore basata sulla «chimica sessuale e intellettuale che ci ha permesso di superare le avversità». E di creare una sodalizio unico nella vita e nel lavoro.tetu-08-09-2017-pierre-berge-yves-palmiers

Per la prima volta, in quell’appassionante documentario – in cui Bergè parlava in prima persona, raccontando vita e aneddoti di coppia – venne mostrata l’incredibile collezione d’arte che misero insieme in cinquant’anni di vita in comune. Collezione diventata poi troppo difficile da sopportare per Bergè, senza più Yves al suo fianco. Con immenso dolore, ma anche con la consapevolezza che non sarebbe mai più riuscito a guardare o accarezzare quei pezzi incredibili – acquistati ovunque – senza una fitta, Pierre Bergè decise di metterli all’incanto. Perché qualcun altro potesse gioirne, nel possederli e ammirarli.

Il giorno dell’asta rimase nascosto in un ufficio, collegato in audio e video con la sala mentre le testimonianze della sua vita con Yves venivano smembrate un pezzo via l’altro e assegnate al miglior offerente. Indimenticabile, la sua figura, un po’ curva – ma non per l’età – avvolta in un cappotto scuro di cashmere, mentre s’infilava in una Mercedes nera. Dopo che tutto s’era compiuto.

Vendute anche le magnifiche ville, delle quali Yves s’innamorava con un colpo di fulmine lasciando a Pierre tutti i dettagli burocratici, che per lo stilista erano arabo misto ad aramaico.

Negli ultimi due anni Bergè aveva ritrovato un po’ di serenità con l’artista americano Madison Cox. Che lo fece desistere da quell’idea di eutanasia, già organizzata in Svizzera. Segno che finché c’è vita, c’è speranza di vita. E non mera sopravvivenza.

Fin dal 1994, Pierre Bergè – «vero principe delle arti e della cultura» come l’ha definito oggi l’ex ministro della Cultura francese, Jack Lang – iniziò un’intensa attività a favore dei diritti dei gay. Creando Sidaction (Sida è Aids in francese), fondazione per la raccolta fondi, ricerca e terapia contro l’Aids. Aveva poi fondato Courrier International, settimanale francese, e Tetu, gay magazine.

La morte a Saint Remy – lo stesso rifugio scelto da caroline di Monaco dopo la morte di Stefanmo Casiraghi – ha impedito a Pierre Bergè di portare a termine gli ultimi due progetti ai quali stava lavorando: due musei dedicati a Yves Saint Laurent: a Parigi e Marrakesh, amata infinitamente dallo stilista. L’inaugurazione è prevista tra poco, in autunno. Pierre e Yves la guarderanno da lassù. Di nuovo insieme. Finalmente.

(Secolo XIX)

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