Quando Lo Sguardo Va Oltre

Tiziano Ferro

Osservare un film, non guardarlo, è profondamente diverso. Non essere coinvolto nella storia, non provare emozioni è quasi impossibile. La sceneggiatura, il soggetto, le musiche  creano  il giusto mix per scatenare riso, pianto oppure fastidio, paura.

Oggi è così, Il cinema ha a disposizione una serie di artifici, non ultimo la pubblicità e il sex-appeal dei protagonisti, per aumentare la riuscita d’un film.Oggi, dicevo, perché fino a non molti anni fa, assenti le meraviglie digitali, i veri effetti speciali erano la luce ed il corpo degli attori.

A nulla sarebbero servite le musiche del film L’angelo Azzurro se la Dietrich non avesse avuto quel modo di “guardare” verso l’obiettivo, spesso di sbiego, sfruttando la forma del suo occhio. Provate a riguardarvi uno dei suoi film, spesso i suoi primi piani avevano un taglio di luce proprio su gli occhi.É dello sguardo nei film che vorrei parlarvi questa volta e di quanto sia stato il vero assoluto effetto speciale dei film.

Partiamo da un piccolo particolare che molti di voi hanno visto e, se l’età è quella giusta, ricordano con infantile piacere. Le comiche di Stanlio e Ollio. Oliver Hardy, attore poliedrico e abile sperimentatore, dal fisico solo nell’apparenza inappropriato per mole ma non per agilità, fu il primo ad abbandonare una regola, non scritta, che vige ancor oggi: guardare dritto in macchina da presa. Alla fine di molte azioni, dove Ollio, cadeva rovinosamente, lui fissava dritto in macchina. Guardava al di là dell’obiettivo, guardava negli occhi proprio chi rideva per la scena. Faceva cadere così quel argine che spettatore e attore, quel confine sottile tra l’irreale e la vita vera.

Quel modo di fare, di recitare, fu copiato e adattato da ogni altro attore dopo di lui, fino ad oggi. Guardiamo Un film italiano che io considero uno dei più belli e significativi: Totò a Colori. Tralasciamo la assurda bellezza d’un film a colori girato con lampade da bianco e nero e s’una pellicola dai colori intensi e soffermiamoci sullo sguardo del Principe del Cinema: Antonio De Curtis, in arte Totò. Il suo sguardo vaga spessissimo per tutta la scena, accompagnandoci a vedere quello che magari è solo una parte comprimaria d’una scena, come un ciondolo.

Anna Magnani

Fissa lo sguardo dritto in macchina solo alla fine, quando dopo aver rocambolescamente fatto esplodere pirotecnici fuochi immaginari fatti di tamburi d’orchestra. Forse direte è perché Totò era un raggio di sole nel teatro che non poteva al fine inchinarsi in un qualche modo allo spettatore, per lui irreale, del cinema. Come più tardi Fellini fece chiudendo i suoi film svelandone il trucco ( docet è: La Nave Va ), Totò usava lo sguardo svelando della storia il trucco, portandola sul piano della realtà. Un solo sguardo ben fatto può renderci deboli come bimbi o forti come Thor, abbattendo barriere invalicabili.

A parte questi esempi distanti nel tempo tra loro ma figli dello stesso padre, anche per le attrici possiamo annoverare esponenti dell’uso dello sguardo. Una su tutte: Anna Magnani, che a differenza di Totò, guardava in macchina così tante volte che quando finiva il film e ti alzavi, prima d’uscire dalla sala guardavi indietro, cercandone l’eco sullo schermo che diventava nero.

Le donne, più degli uomini usano questo modo di comunicare, anche oggi, come fa Brad Pitt meno di Urma Turman. Purtroppo l’avvento delle tecnologie digitali e l’acutizzarsi degli effetti speciali artificiali hanno oscurato, in parte, questo splendido modo di raccontare, a beneficio del impatto visivo più totale. Aumentano le inquadrature a campo lungo o medio ( la famosa oramai inquadratura della piano americano ne è l’esempio ), a scapito dei primi o primissimi piani ma rimangono miracolosamente utilizzati nei video musicali, dove proprio la loro brevità ne è terreno fertile. Andate a vedervi l’ultimo video di Tiziano ferro e lo capirete.

S c’è una cosa che so da tanto è che il cinema apre i cuori più della mente, qualunque storia racconti e gli occhi non sono lo specchio del nostro cuore?

 Livio Cotrozzi