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Cos’è La Fibra Tessile di Canapa ?

La canapa dal successo al bando

In Italia esisteva un’antica tradizione della lavorazione della fibra di canapa soprattutto in campo tessile, era un tessuto usato spesso al posto del cotone, noto per le sue qualità di resistenza e termoregolazione.

Eravamo uno dei principali produttori di canapa per filati e tessuti, tra l’altro la miglior fibra  al Mondo veniva prodotto proprio in Italia nelle regioni di Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia.

La canapa tessile ebbe un momento di crescita durante l’autoarchia fascista, in quanto il cotone, sotto il monopolio britannico ci fu bandito.

Durante questo periodo non solo la produzione della fibra fu ampliata, ma furono inventati nuovi tessuti come il rayon, fibra artificiale, prodotta dai cascami del cotone e della canapa ed anche il cafioc, prodotto dalla fibra di canapa lunga e corta processate con un tecnica chiamata “sgommatura pesante”.

Finita l’autoarchia, finito l’amore, il cotone alleato invase il mercato ed il proibizionismo della pianta, ci ha fatto dimenticare tecniche lavorative e di coltivazione.

Solo oggi la canapa essendo l’icona della Green Economy, è tornata in voga, per lo più per gli effetti medicali e ludici, anche se tutto il comparto della moda eco-friendly si stà sempre più avvinando a questo tipo di fibra naturale di alta qualità.

L’alta qualità del tessuto è dovuto alle caratteristiche intrinseche della fibra, la canapa infatti è un tessuto termoregolare come il lyocel, cattura l’umidità corporea e ne regola la temperatura.

Un capo di canapa, a titolo grosso ( fibra grossa, meno trattata, come il lino) può essere potenzialmente indossato sia d’estate che d’inverno.

Una fibra eco-friendly

La coltivazione della canapa è molto eco-compatibile, se la coltivazione di canapa è  tipo intensivo consuma un terzo di quella del cotone, se invece è di tipo biologica riesce a consumare anche meno risorse idriche, in più ha l’enorme vantaggio di non necessitare di fertilizzanti o pesticidi.

Non servono pesticidi poiché la pianta non è ben voluta dagli insetti dannosi, diciamo che viene vista come ultima risorsa alimentare, rispetto ad altri tipi di piante più gustose.

Non necessità di fertilizzanti in quanto è altamente adattabile ai climi, anche se preferisce un terreno friabile, sabbioso.

Come si ottiene la fibra tessile

La pianta una volta tagliata, viene trinciata separando così in modo meccanico la fibra lunga, dalla fibra corta e dal canapulo.

La fibra lunga, l’anima della pianta, viene macerata o  attraverso un processo meccanico, chiamato sgommatura,  le viene diminuito il titolo, quindi lo spessore della fibra, eliminando anche i residui di cellulosa e di lignina, dopo questo processo viene poi pettinata e filata, per poi andare in tessitura o rifinizione per un finissaggio.

La fibra corta invece attualmente viene utilizzata come stoppa, compressa e mescolata con la calce per farne mattoni o rivestimenti per la bio-edilizia.

Il canapulo, la parte più legnosa, viene utilizzato anch’esso in bioedilizia, oppure compresso per il pellet o per farne biogas o per l’industria cartiera.

Il recupero della fibra corta

Come ai tempi dell’autoarchia fascista, anche oggi si cerca di riutilizzare la fibra corta per scopi tessili, non avendo più memorie dei processi tessili di quel momento storico, si procede a test, un po’ in tutto il mondo si cerca un modo per poter riutilizzare i cascami di canapa e la fibra corta.

Oggi ci sono principalmente 2 metodi, uno che tratta l’uso di sostanze chimiche durante il processo di macerazione ed uno, più industriale che utilizza l’esplosione a vapore.

Abbiamo potuto sentire il parere del giovane team di Greenorganics, azienda produttrice di canapa; realizzano un tipo di filato dalla fibra corta di canapa, che debitamente lavorata ha dato vita a sciarpe totalmente naturali.

Il metodo da loro utilizzato è stato messo appunto, dopo innumerevoli test, il loro segreto è  una macerazione  della fibra corta, che ne ha conseguito una poltiglia di fibra  che è stata facilmente lavata e filata.

Mentre il metodo dell’esplosione a vapore, metodo ancora costoso ed instabile, consiste nell’inserimento della fibra in un macchinario che ne polimerizza la fibra, ricostituendo un filo.

Perché è difficile il re-integro di questa fibra?

Purtroppo con il proibizionismo si è perduto il sapere legato alla coltivazione ed anche i macchinari esistenti non sono aggiornati.

Oggi vengono impiegati i processi di taglio e prima lavorazione, seguendo i medesimi processi del lino, per niente ottimale in termine di resa.

Inoltre la domanda è legata al comparto moda di brand che possono permettersi delle linee, in quanto il tessuto di canapa è molto costoso.

Il costo è dovuto anche alla difficoltà di reperimento del materiale, in Italia ancora non abbiamo una produzione sufficiente per una produzione industriale ed anche la legislazione ha creato un vuoto normativo, tanto che eventuali investimenti sono considerati ad alto rischio.

C’è però la volontà a voler riprendere uno sviluppo produttivo, soprattutto voluto da grandi marchi di moda come Armani e da grandi gruppo industriali come i Marzotto, per ovviamente poter produrre una moda made in italy a km quasi 0 e non dover più dipendere da fornitori esterni.

Soprattutto in un ottica di futuro, dove il cotone potrà essere soppiantato da altre fibre più ecologiche.

Speriamo che in un breve futuro ci sia un ulteriore sviluppo di tutto il comparto legato all’eco-compatibilità.

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