fare marketing su Twitch

Nel 2020 è ormai impossibile non aver mai sentito nominare Twitch. La piattaforma streaming più popolata al mondo, proprietà Amazon dal 2014, fa parte della vita di più di 15 milioni di utenti attivi giornalmente in tutto il mondo. Ovviamente, le aziende non vogliono lasciare il campo scoperto. Dunque, come fare marketing su Twitch?

In questo articolo risponderemo a questa domanda insieme a Sergio Pinto di Geofelix – web agency a Milano e andremo a sfatare lo stereotipo per eccellenza: non è più solo una piattaforma per videogiochi.

Twitch: cos’è?

Partiamo dalle basi. Twitch è la casa di 6,6 milioni di stremer mensili e 17,5 milioni di spettatori in tutto il globo. I numeri, ovviamente, sono destinati a crescere. Che fanno tutte queste persone? Streammano, condividono quello che fanno a degli spettatori che interagiscono continuamente con i content creator.

Sì, l’interazione è quel che fa di Twitch un posto totalmente diverso dalla tv e dalle altre piattaforme di streaming (vedi Facebook e Youtube in primis). Gli utenti possono chattare con lo streamer, possono comprare le sue emoji personalizzate, abbonarsi al loro canale e donare. Donazioni e abbonamenti, spesso, fanno anche comparire delle stupende grafiche sugli stream, mostrando al mondo la tua generosità.

Ma non si parla solo di videogiochi e chi vuole fare marketing su Twitch deve saperlo. Il canale più popolato in assoluto della piattaforma è “Just chatting”: qui i creator semplicemente accendono la webcam e parlano con i loro follower. Cucinano, mostrano la loro beauty routine, suonano. Insomma, qualsiasi cosa.

Come vedremo tra un attimo, l’ascesa di questo canale ha diversificato anche di molto il target che la piattaforma viola raccoglie.

L’audience di Twitch

81,5% di uomini, 71% tra i 18 e i 30 anni. Questa è la base su cui si lavora. Anche le quote rosa ci sono e aumentano ogni anno: nel gaming, sicuramente, ma anche grazie ai nuovi modi con cui le persone stanno usando la piattaforma.

In generale, il target del millenial è qualcosa che alle aziende piace parecchio: i ragazzi e i giovani uomini sono coloro che stanno ancora plasmando la loro fedeltà ai marchi e che stanno facendo i primi acquisti importanti della loro vita.

Fare marketing su Twitch significa parlare la loro lingua, stare allo stesso gioco (letteralmente).

L’audience su Twitch è molto reattiva e anche questa è una caratteristica degna di nota. Non siamo in tv, non siamo nemmeno su Instagram, dove le pubblicità vengono tendenzialmente skippate il prima possibile. Su Twitch la pubblicità è nativa, è dentro allo streaming, non solo accanto.

Poter sfruttare il legame tra streamer e spettatore per i brand è davvero una manna dal cielo. Nel prossimo paragrafo capiamo come questo può accadere.

Strategie di marketing su Twitch

Abbiamo già citato due cose importanti del marketing su Twitch: la pubblicità nativa e il legame streamer-spettatore. Guardiamoli più da vicino.

  • Pubblicità nativa: sì, su Twitch ci sono i banner e anche i pre-roll al video, ma quello che più di tutto funziona è la sponsorizzazione. Quando un influencer come uno streamer ti consiglia un brand, quell’informazione sedimenta molto più facilmente, perché chi te l’ha data è una persona di cui ti fidi. E in effetti, gli streamer li selezionano i brand con cui collaborare.
  • Legame streamer-spettatore: l’opinion leader è la persona a cui permetti di plasmare le tue idee in un certo settore. Se un buon videogamer ti consiglia delle cuffie perché si trova bene, è molto probabile che le comprerai anche tu quando ti serviranno. Funziona così per tutto.

Le forme più interessanti di marketing su Twitch, però, vanno oltre le sponsorizzazioni.

Il mondo degli e-sport, ad esempio, è un settore in crescita sostenuta da diversi anni a questa parte. Di brand che collaborano direttamente con i videogiochi ne stiamo vedendo sempre di più ormai e i modi di ottenere visibilità sono infiniti: contenuti in-game, sponsorizzazione di alcuni momenti delle partite, di un evento particolare o, perché no, di una squadra.

Moneyfarm, Alienware, Mastercard, Spotify e Red Bull sono per esempio stati tutti sponsor dell’evento più grande dell’e-sport globale: i mondiali di League of Legends.

Ancora, un altro modo di portare la propria azienda su Twitch è proporre esperienze allo streamer: farlo giocare con un dipendente che poi viene intervistato, inviargli a casa un prodotto, portarlo alla propria sede a streammare. Essere, in definitiva, suo amico. Più il legame è forte e vero tra il brand e il creator, più qualsiasi parola che lui spenderà su di voi sarà efficace.

Attenzione però a non esagerare. Per questo, ci sono delle regole di buon senso da seguire:

  • Contatta il creator giusto. Non per forza affine al tuo marchio, ma con cui può nascere una bella idea.
  • Non monopolizzare il suo canale. E’ inutile proporgli mille cose a distanza di poco tempo. Diventerebbe tutto posticcio.
  • Bilancia intrattenimento e promozione. Qualsiasi sia l’operazione scelta, ci si deve assicurare che non sia né troppo né troppo poco invasiva.

Ogni giorno, 17,5 milioni di persone aspettano di conoscere il tuo brand.